"La Fabbrica Dei Sassi"

Critica a cura di Raffaele Bonivento

 

Inquietudine.

La fabbrica dei sassi di Giovanni Bersaglio mi provoca inquietudine.

L'uso maturo e consapevole della luce, l'atmosfera alienante del bianco e nero, la costruzione di immagini semplici e di effetto, partecipano a comporre questo lavoro che colpisce dritto all'anima, lasciandoci per un attimo con il fiato sospeso.

Giovanni, che in fotografia sta compiendo un percorso di maturazione con risultati non comuni, gestisce la tensione comunicativa delle sue foto attraverso il mistero.

Dov'è la fabbrica dei sassi?
nella nostra immaginazione? nella nostra casa? dentro di noi?

Chi si nasconde tra i sassi?
una minaccia? noi stessi?

 

La luce, tagliente che quasi ci fa serrare gli occhi si alterna alle ombre che sembrano custodire l'enigma delle nostre paure. le forme delle macchine, la percezione della ruggine, l'odore del ferro si mescolano alla polvere bianca che tra i sassi si deposita minuto per minuto; mi sembra di respirare ferro tra le foto di Giovanni, e di inghiottire polvere.

Solchi di mostruose macchine, un ansa del fiume citazione di cuore di tenebra, uno spiazzo con tracce concentriche forse aliene, ci fanno viaggiare attraverso questo luogo che Giovanni ha saputo costruire come una decisa visione, quasi lo avesse sempre avuto dentro di se.

E' questo incombere di pericolo che si fonde a curiosità la dialettica delle immagini cosi vive che Giovanni ha saputo ritrarre.